Short Film Artist #1: Ali Asgari – Italiano

SHORT FILM ARTIST #1: ALI ASGARI

Ali Asgari è nato a Tehran, Iran. Si è laureato in Cinema in Italia ed ha partecipato al Berlinale Talent Campus 2013. I suoi cortometraggi sono stati selezionati in più di 500 festival internazionali, vincendo più di 100 premi.
Il suo corto “More than Two Hours” ha ricevuto più di 80 premi ed è stato in competizione al Festival di Cannes 2013 e al Sundance Film Festival 2014. Nel 2014, il suo corto “La Bambina” è stato selezionato per il Festival di Venezia, nella sezione ‘Orizzonti’. Il suo ultimo cortometraggio, ‘Il Silenzio’, diretto insieme alla sceneggiatrice Farnoosh Samad, è stato il suo primo film girato lontano dall’Iran e ha avuto la sua premiere allo scorso Festival di Cannes, a Maggio 2016.

Ali, qual è la genesi de ‘Il Silenzio’?

Questo cortometraggio ha una diretta relazione con le nostre vite private. Per esempio, ci siamo trasferiti in Italia per frequentare un’università e, come migranti, abbiamo molte esperienze personali che ci hanno ispirato per il film. Poi, volevamo raccontare una storia che avesse un legame con la comunicazione perchè questa assume per noi una forte connotazione simbolica. La padronanza della lingua gioca un ruolo iportante nella comunicazione tra esseri umani, ma, in un contesto d’immigrazione, la sua importanza diviene ancora più decisiva.
In questo corto volevamo esplorare l’universo dei migranti, ma non per raccontare le difficoltà del loro viaggio per l’Europa, bensì piuttosto per mostrare il loro confrontarsi con una nuova vita, dopo essere giunti in un paese straniero. Volevamo anche focalizzare l’attenzione su i migranti bambini, perchè crediamo che essi siano i testimoni silenziosi di quanto sta accadendo intorno a loro.

Hai scelto di laurearti in Cinema in un’ università Italiana. Perchè hai scelto l’Italia?

Amo il Cinema classico Italiano e l’Italia ha sempre rappresentato per me (e lo è tuttora) una grande fonte d’ispirazione per l’Arte e specialmente per il Cinema. Quando ho deciso di lasciare l’Iran per motivi di studio e per fare nuove esperienze, l’Italia era tra le mie prime scelte, quindi ho deciso alla fine di trasferirmici. Poi c’erano anche motivi più pratici: avevo qualche amico in Italia e parlavo già un po’ di Italiano…

Hai sempre girato i tuoi film in Iran e ‘Il silenzio’ è il tuo primo film ‘Italiano’. Ci sono più storie da raccontare a Tehran o a Roma?

Le storie sono ovunque, ma un regista deve scegliere quelle che sono più vicine a lui e quelle che sono degne di essere raccontate. Essendo Iraniano, penso che sia più facile per me raccontare le storie del mio paese, anche perchè, quando un regista gira un film, non sta semplicemente ‘facendo un film’, ma sta rappresentando tanti elementi, come la cultura, la lingua, l’ambiente, etc…, propri del luogo e delle persone di cui sta raccontando, ed è perciò necessario avere una perfetta conoscenza di ciò di cui si parla.

Ali

Perchè la maggiorparte dei protagonisti delle tue storie sono donne?

Non so rispondere precisamente a questa domanda. Quando mi viene un’idea per un film che vorrei fare non penso in anticipo al sesso dei protagonisti, ma più a quello che vorrei dire e a come raccontare meglio la storia. Tuttavia, penso che ci sia sicuramente qualcosa nella mia esperienza di vita e nel mio subconscio che mi attrae verso quella scelta: sono cresciuto con sei sorelle maggiori e ho sempre sentito le lore storie, raccontate attraverso i loro punti di vista, riguardo alla società, alla famiglia, etc e questo mi avrà certamente influenzato parcchio.

I tuoi film trattano spesso di problemi sociali dell’Iran e sono girati con quello stile essenziale e attento ai dettagli che si ritrova molto spesso nel cinema documentario. Hai intenzione di girare documentari?

Mi piace molto il Cinema Documentario e cerco sempre di usare caratteristiche proprie del genere e uno stile narrativo simile, ma per il momento sono molto impegnato in progetti narrativi e non penso di darmi ai documentari. Nel futuro, chissà…

The Silence

Cosa ci dici delle tue influenze artistiche. Quali registi ti piacciono?

Quando un regista gira un film ci sono di certo tante influenze artistiche che guidano le sue scelte. Qualche volta sono consce e, a volte, inconsce. La creazione è sempre un mix della nostra propria immaginazione con il nostro subconscio. Mi piacciono diversi registi ai quali il mio cinema si avvicina, come ad esempio i Fratelli Dardenne, Michael Haneke e Cristian Mungiu, ma ammiro anche altri registi, quali Angelopoulos, Kiarostami e Kaurismäki, dai quali il mio modo di fare film si distacca sensibilmente, sopratutto in riguardo a forma e stile.

La censura in Iran. Esiste ancora o sta cambiando finalmente qualcosa? 

In Iran, la censura è nata con il Cinema Iraniano. Non è una novità. A volte è più pressante e altre volte è meno ferrea. Oltre alla censura del governo poi esiste anche una censura culturale. Quella del governo per il momento ha allargato un po’ le maglie e quindi i registi sono un poco più liberi e lavorano meglio rispetto a qualche anno fa, ma le regole cambiano sempre dopo che arriva un nuovo governo. Argomenti come sesso, religione e politica sono i più censurati e su tali argomenti la censura è strettissima. Su altri argomenti la censura è meno forte.

Creda che esista una forma di censura in Italia? Ci sono argomenti che per i registi indipendenti è difficile trattare?

Non conosco ancora il Cinema Italiano così bene, ma ‘Censura’ non è soltanto quando un governo non ti permette di girare un film o di pubblicare un libro. Vi sono forme di censura più sottili, come per esempio quando organizzazioni e lobby potenti influenzano i registi circa particolari argomenti o verso forme di cinema meno artistico e più commerciale. In Italia non esista una censura ufficiale, ma mi pare che esista una qual sorta di ‘influenza’ che porta i giovani filmmaker verso forme di Cinema meno creativo. Quasi come una forma di auto-censura.

Un’ultima domanda. I cortometraggi sono ancora importanti nel Cinema di oggi? Ha ancora senso girarli?

Per me un cortometraggio è un medium molto importante. Non importa tanto quanto un film duri ma che racconti qualcosa che il regista sente necessario esprimere. Qualche volta lo si racconta in due ore e, a volte, in quindici minuti. La cosa più importante è l’effetto del film sui suoi spettatori. Purtroppo ci sono tanti registi che girano i corti solo per ‘farsi le ossa’ e anche molta gente che quasi non li accetta come un medium importante, ma sappiamo tutti che prestigiosi festival cinematografici hanno delle sezioni a parte per i cortometraggi.
E questo significa che ne riconoscono implicitamente il valore.

© Crossing The Screen 2016

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